Dietro il piatto: la verità sugli ALLEVAMENTI INTENSIVI

23 Febbraio 2026

Una lezione speciale con i prof. Viola, Forgetta e Faleni per il progetto “Green School”.

Cosa si nasconde dietro un semplice hamburger o un filetto di pesce confezionato? Lunedì scorso, nell’ambito del programma Green School, abbiamo partecipato a una lezione diversa dal solito. I professori Viola e Forgetta, supportati dalla professoressa Faleni, ci hanno guidato in un viaggio (purtroppo non sempre piacevole) all’interno degli allevamenti intensivi. Non è un mondo per animali Il prof. Viola ha aperto l’incontro spiegando cosa si intende per “allevamento intensivo”. Dimenticate le immagini delle pubblicità con mucche felici al pascolo: la realtà di bovini, ovini e suini è fatta di spazi ristrettissimi, luci artificiali e ritmi di crescita forzati. L’obiettivo di questi sistemi è produrre la massima quantità di carne nel minor tempo possibile e al minor costo. Ma a quale prezzo? Gli animali vivono in condizioni di forte stress, il che richiede spesso l’uso massiccio di antibiotici per evitare epidemie, un problema che riguarda da vicino anche la nostra salute. Anche il mare soffre: gli allevamenti ittici Molti di noi pensavano che mangiare pesce fosse la soluzione “green”, ma il prof. Forgetta ci ha mostrato l’altra faccia della medaglia:

l’acquacoltura intensiva:

– Sovraffollamento: Migliaia di pesci chiusi in gabbie marine producono una quantità enorme di scarti organici.

– Inquinamento: I mangimi e i medicinali usati finiscono direttamente nelle acque dei nostri mari, alterando l’ecosistema circostante.

– Biodiversità a rischio: Spesso, per nutrire i pesci d’allevamento, vengono pescati tonnellate di pesci selvatici più piccoli, svuotando letteralmente gli oceani.

Perché riguarda la nostra “Green School”? La prof.ssa Faleni ha coordinato il dibattito, aiutandoci a collegare questi dati al nostro impegno come scuola ecologica. Gli allevamenti intensivi sono tra i maggiori responsabili dell’emissione di gas serra e dello spreco di risorse idriche. Per produrre un solo chilo di carne di manzo servono circa 15.000 litri d’acqua! Cosa possiamo fare noi? La lezione non voleva solo spaventarci, ma renderci consapevoli. Il messaggio finale dei professori è stato chiaro: consumare meno, ma consumare meglio. Scegliere prodotti che provengono da allevamenti sostenibili o biologici e ridurre il consumo di carne settimanale può fare una differenza enorme per il pianeta. Essere una “Green School” significa anche questo: guardare nel proprio piatto e decidere di fare la scelta giusta.

Luoghi

Plesso Clemente Cardinali

Via Accademia Italiana della Cucina, 1, 00049 Velletri (RM)

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